Perché noi

Ci occupiamo di dare una forma concreta, chiara e inclusiva ai pensieri, declinandoli in scrittura e design. E possiamo farlo, bene, grazie alla nostra esperienza e ai nostri talenti, grazie alla nostra sensibilità e anche grazie al fatto che cerchiamo di essere belle persone. Ci siamo scelte – oppure è la vita lo ha fatto per noi – e il risultato è che siamo qui, a lavorare insieme.

Non è da ieri che ci occupiamo di legal design, quelli sono altri. Lo mettiamo in pratica da ben prima che diventasse un’espressione di moda: abbiamo già lavorato con molte aziende per riprogettare contratti e informative privacy.

Ormai creare contenuti legali che siano rigorosi, in quanto conformi alle norme, e allo stesso tempo agevoli da comprendere, non solo è possibile ma è anche doveroso. Lo impongono la normativa, ad esempio in materia di privacy, e i contratti dei consumatori, assicurativi, bancari.

Lo chiede il mercato, che premia la trasparenza e ha più fiducia nelle aziende che non si nascondono dietro l’oscuro legalese.

Invoca chiarezza e semplicità chi ha un’impresa e non ne può più di districarsi tra bandi e moduli difficili da decifrare per ottenere un’autorizzazione o un finanziamento; ma anche chi ogni giorno deve battagliare con scartoffie e burocratese solo per esercitare un proprio diritto, che sia quello di iscrivere i figli alla mensa scolastica o di ricorrere contro una multa.

Contenuti legali chiari sono un investimento per un’azienda o una pubblica amministrazione: generano meno richieste di chiarimenti al call center, meno reclami, meno contenziosi. E aiutano chi lavora dentro un’organizzazione ad essere più consapevole delle regole da osservare e dei comportamenti da tenere.

In definitiva, legal design significa meno conflitti, meno costi, meno rischi ed una immagine migliore.

Oggi il diluvio di informazioni e di regole travolge le menti e gli impegni di chiunque. Noi non abbiamo il potere di farlo cessare, ma possiamo dare ordine e senso a questo flusso incessante.

Scrittura inclusiva

È da vent’anni che aiutiamo aziende e pubbliche amministrazioni a scrivere in maniera da farsi leggere, ma di certo non ci ha preso la stanchezza. 

Il fatto da cui partiamo è che le persone, fuori e dentro le organizzazioni, non hanno il tempo, la forza e la motivazione per prestare l’attenzione che ogni testo meriterebbe. Ma non è aumentato il menefreghismo, è aumentata, esponenzialmente, l’indisponibilità a leggere qualsiasi cosa passi il convento.

L’altro fatto è che non è più procrastinabile scrivere in modo che chiunque si senta parte del discorso. Parlare a un pubblico, interno ed esterno, prima nemmeno sfiorato, se non proprio ignorato, permette due cose. La prima è prepararsi per rispondere alle domande e alle necessità di una generazione Z nata e cresciuta con certe attese; la seconda è ampliare il parco delle persone a cui rivolgere servizi e prodotti.

Se usare parole rispettose delle differenze sembra faticoso, occorre tenere presente il rischio che si corre a non stare al passo: un’organizzazione ci mette un attimo a essere percepita, e poi giudicata, come obsoleta. Invece, lavorare per far sentire incluse tutte le persone, le rende più vicine e disponibili, in modo molto naturale. 

Noi non abbiamo la bacchetta magica, ma lavoriamo per creare la giusta sensibilità e per fornire gli strumenti necessari perché scrivere delle parole si tramuti in scrivere quelle parole.